

213. Si pu parlare di seconda repubblica?.

Dal discorso di don Giuseppe Dossetti al convegno Costituzione
oggi: princpi da custodire, istituti da riformare, promosso dal
movimento Citt dell'uomo, in supplemento di Avvenimenti, 8
febbraio 1995.

La crisi del sistema politico italiano, diventata irreversibile a
partire dalla fine degli anni Ottanta con il logoramento della
maggioranza di pentapartito, prelude ad una nuova fase della
storia del nostro paese. Ma, a tale proposito, si pu parlare di
seconda repubblica? Giuseppe Dossetti, deputato alla
Costituente, appartenente alla sinistra della DC e allontanatosi
dal partito e dalla politica negli anni Cinquanta per prendere i
voti monastici e sacerdotali, ritiene che non si possa e non si
debba, in nessun modo, parlare di seconda repubblica.


Comincer con una questione preliminare, che potrebbe sembrare
anche solo nominale ma che, a mio avviso,  di grande importanza
per un sano orientamento nel complesso dei problemi che oggi si
sono affrontati.
Credo che per ora non si possa e non si debba, in nessun modo,
parlare di Seconda Repubblica.
Direi piuttosto che questo termine, per ora, debba essere
totalmente bandito: in quanto nato da una avventata superficialit
giornalistica e supinamente ricevuto da una vasta parte
dell'opinione pubblica, gi profondamente disorientata e
ulteriormente, proprio da questa locuzione, tratta in una serie
inestricabile di inganni.
Di Seconda Repubblica, sino ad ora, non c':
- n il fondamento storico, in nessun evento intervenuto nella
globalit della compagine del nostro Paese: che, comunque, possa
esser preso a punto di partenza di una effettiva interruzione
della continuit storica;
- n il fondamento giuridico, in una volont precettiva che abbia
anche solo iniziato una elaborazione nuova del patto fondamentale
della nostra convivenza: non pu esserlo di certo il solo
passaggio, e anche questo molto incompleto, dal sistema elettorale
su base proporzionale, al sistema maggioritario. La semplice
sostituzione di una legge elettorale a un'altra non pu importare
alcuna discontinuit di rilievo costituzionale; al massimo ha
operato - concorrendo altri fattori (Mani Pulite) - soltanto un
mutamento, e anche questo pi apparente che sostanziale, del
personale politico;
- n vero fondamento politico: si  tanto parlato della fine della
cosiddetta partitocrazia, per ritrovarci - come hanno dimostrato
ad evidenza tutti questi mesi e ancor pi queste ultime settimane
- di fronte agli stessi abusi aggravati (in particolare
l'occupazione dei poteri pubblici e delle istituzioni), agli
stessi schemi operativi (lottizzazioni), alle stesse procedure
(convocazioni e negoziazioni di vertici; sottodivisioni di gruppi
e nuove formazioni di correnti) dei vecchi partiti. E pi
precisamente non ad opera di partiti nuovi e rispondenti ad una
nuova visione organica della cosa politica, ma:
- o partiti che non erano e non sono neppure tali, cio realt
organiche e formate ad un comune sentire maturo, ma ancora sono
soltanto accostamenti improvvisati di persone e di interessi;
- o partiti che, pur essendo tali, non appaiono per nulla nuovi, ma
sono visti piuttosto ancora come ispirati a residui di vecchie
ideologie o culture, e governati in gran parte dai vecchi
apparati.
lnfine la locuzione di Seconda Repubblica non corrisponde a una
qualsiasi coscienza esperienziale nell'animo della maggior parte
del nostro popolo che nella quotidianit della vita, invece, non
esperimenta ancora per nulla la novit che dovrebbe avanzare, ma
solo esperimenta il vecchio che tarda a morire.
Quindi, a ben riflettere, tale locuzione va, per ora, decisamente
rimossa, perch essa  una formula inesatta ed impropria, che pu
solo veicolare dei veri e propri errori storici, giuridici,
politici, etici: cio traina ed insinua nelle menti, che
supinamente l'accettano, una falsa cultura decadente e
disgregante.
